Deprecabili resti

“Commedia sul palco, tragedia dietro le quinte,” dove le maschere cadono e i personaggi muoiono di atrocità e di noia, in attesa del loro turno – del loro attimo, della loro gloria sempiterna.

“Perché il dolore è un affare privato.”

La notte che esplosi finii per smettere di essere una supernova, per diventare uno statico buco nero in grado di risucchiare ogni male e trasformarlo in calma e Zen. Acqua che goccia nel giardino dell’anima macchiato da gocce di sangue sparse nelle nuvole di vapore; si intravedono, esistono, ma per la maggior parte del tempo fai finta che no, che non sia così, che non sia quello.

Ti rifiuti di crescere, ti rifiuti di essere, ti rifiuti di lasciarti andare da solo. E sai che chi ti guarda non ha la più pallida idea di come debba essere inquadrato ciò che dici, e sai anche che questa cosa non ti fa piacere. Anzi, la odi. Il desiderio di non essere compresi è solo per le anime vuote.

Desideri di essere, immaginare, cambiare.

Tutto cambia intorno a te.

 

 

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