The faces of people I’ll never see again
I can’t seem to find my way home

Sono sempre stato una risorsa per chi mi sta vicino, ed un pericolo enorme per me stesso. Non posso darvi la colpa, anche se lo vorrei. Vedo due individui anziani e privi della voglia di vivere, in grado solo di scatenarmi odio e pietà. Non posso non ringraziarvi per avermi portato qui, ma allo stesso tempo vorrei davvero che questo distacco avvenisse il prima possibile. Non so quanto ne soffrirei, probabilmente molto – perché verrebbe a mancare il principale capro espiatorio della mia vita e così, finalmente tragicamente solo, mi ritroverei a lottare solo con i vostri fantasmi e con tutto ciò che mi avete lasciato. Perché queste cose non passano, e sebbene il vostro peccato più grande sia stato quello di mettere al mondo un estraneo e poi fregarvene, non posso non pensare a chi sta peggio.

E allora torno su me stesso, a colpevolizzarmi come sempre, ad odiarmi come sempre – perché non sarò mai abbastanza per le aspettative che io stesso ho definito verso un traguardo che non arriverà mai. La storia di una vita irrisolta, la storia di traguardi non raggiunti, la storia di sguardi mai ottenuti, la storia di una mano che non è mai stata stretta.
Pierrot.
La lacrima però è sul petto, non sul viso. Sul viso c’è tatuato un graffio, che va da iride ad iride, e chiude entrambi gli occhi in un sorriso macabro che urla gioia e voglia di uscire.

Chiuso, permeato, sigillato – cicatrizzato.

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