I loved you
You were all that I wanted
Then, I watched you
Turn into someone else
Well I’m sick of the fighting
I’m sick of just blaming myself
Well I’m sick of escaping
I’m sick of erasing
Your face and the places
That give me a trace to you
But I will never find you

Correvo sul corpo di una lattina come una cavia da esperimento su una ruota. Orari prefissati, giornate prefissate, tramonti soli e montagne viste. Non trovavo la fine, quindi la fine non esisteva, guardando da lontano quei bordi acuminati che non mi riguardavano, pensando che sarebbero stati sempre taglienti solo per gli altri, mai per me.

E poi il sangue, improvvisamente. Seduto su quel bordo cambi prospettiva, una lattina è una lattina – dovunque la guardi. Riempio tutto di rosso e quel suono così familiare mi ricorda che le valutazioni sono sempre esatte e che se  il sole splende con tanta letizia e maestria non significa che sia facile o scontato che debba farlo in questo modo.

Tic tac

Il suono che finisce, il suono che interrompe, il suono che blocca. Tac tic.
Lasci stare, ricordi tutto quello che c’era e lo metti in un cassetto, ricordi tutto quello che ci sarebbe stato, e lo metti in un altro cassetto. Quel bordo bordo tagliente che lascia senza forse, mentre chiudo a chiave controllando che il sangue si sia fermato.
Eppure no.

Eppure continua, come se ne avessi accumulato troppo e dovessi smaltirlo. Menzogne, illusioni. Le lattine sono uguali a se stesse, e tu sei uguale ad un criceto che corre su una ruota. Nessuno ha colpa di ciò. Correre sul bordo è divertente finché non ti tagli, finché non ti accorgi che giri intorno e che le lamentele sono al vuolo, perché il soffitto è sotto e non è sopra e non è di fianco.

Un taglio che si apre da solo, piccolo ma poi enorme, la gola di cartariso che si squarcia, urlando essa stessa un disgusto che non credeva possibile. Il taglio di quei bordi, poi solo violenza.

Pindarici stupri psicologici

“And now you go the cold chill cracks, a positive self-detach, inanimate heart, hurting razor throat –
you said you would”

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