Una notte qualunque

“E pensi, in un giorno qualunque. Pensi, in un momento qualunque: è stato un sogno. Ma la verità è che l’hai sentito anche tu.”
Quel suono, quello strano e dimenticato fruscio di stelle che ti eri così disabituato a sentire. Quel rombo assordante di comete intellettive che ti esplodono in testa facendo si che tutto sia più tveemente. Galassie e dintorni, tutte dentro la tua testa. La sua, la tua. Parli di sistemi, di segni ed esponenti matematici, ma quelllo di cui si parla è solo vita – niente altro. Scontato, forse – banale, mai. Come si esce da questo razionalismo, ti chiedi, pensando a volume alto e maledicendoti per averlo appena fatto. Allora ti siedi, ascolti la musica, lasci che gli argini si rompano e che tutto esondi, ancora una volta. Come non faceva da troppo tempo. E tu ascolti, sperando che da seduto sulla riva tu non veda mai cadaveri, ma solo giocattoli e libri bagnati che scoloriscono parole nel limpido incolore. Berle, quelle parole, gustarle come se fossero un aperitivo. Ombrellino di emotività con bicchiere di sguardi. Parole. Distillate, pure. Incontaminate. Droga.
Estatica dimenticata, estasi ricordata. Droga. Parole. Ubriaco spegni tutto e ti lasci guardare il Cigno Nero.

Né Popper né Taleb avrebbero potuto

farne uno più bello. Droga.

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