Dio quanto ricordo i tuoi occhi, la tua rabbia, le tue grida verso quelle mani che ti tenevano immobile.
Le catene di affetto, le chiamavano loro, il tuo pianto nel descriverle spine conficcate in ogni angolo.

Dovrei lasciarti andare, dicono che dovrei farlo, dicono che mi sto uccidendo lentamente. Ma se ti lasciassi andare, con te andrebbe via la mia ultima parte rimasta sana… I miei sentimenti.
E’ una triste agonia questo lento respirare che mi accompagna nelle difficoltà odierne. Ritorno nella scatola, chiudo ogni pertugio e tappo le orecchie, sentendo solo la musica del silenzio, uniche parole che oramai non mi feriscono.
Voglio dormire, ininterrottamente, e magari sognarti; sognare quando sorridevi, quando mi dicevi che ero la tua salvezza, quando mi prendevi in giro.
Sentire, per un ultimo secondo ancora, quel frizzante tintinnio di pioggia che era la tua risata. Esserne la causa, magari.

Sento che sto collassando. Tutto quello che ho costruito intorno a me, dentro di me, si sta sgretolando pezzo dopo pezzo.
Il Rembrandt è stato distrutto dall’Umidità, resta solo uno stralcio di Rosso a testimoniarne l’autentica e ormai datata bellezza.

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