Flying soul

So che mi leggi, ricordo le tue emozioni – le ho conosciute tutte, ricordo il profumo del tuo sangue mai assaggiato, ricordo l’olezzo del tuo profumo francese. Ricordo i tuoi metodi snob nel trattarmi, e come sempre credevi d’essermi superiore quando ti relazionavi a me.
Ovviamente lo eri, ma perché esternarlo così tanto ?
Non ho mai capito i tuoi vanaglorismi… Ma, in realtà, li ho sempre amati. Forse per questo eri e sarai sempre il mio prediletto.
Immagino come sarebbe per te muoverti in questa città, nella rocca, nei prati, ascoltando il cantico del profumo dell’inverno. Questa solenne sinfonia innevata che canta di ricordi e passate epoche, narrandoci storie che insieme ascolteremmo beffandoci l’uno della cultura dell’altro.
E’ sempre stato così.

Immagino come sarebbe essere a braccetto a respirare il profumo della Nostra Epoca, il Medioevo, camminando e ridendo per i disegni delle nuvole o l’architettura dei palazzi.

Sai? Perdo ancora tempo in queste fantasticherie. Lasciammo urla di lacrime incise sul marmo dei nostri cuori, in profondità, come un fiume che si inerpica in una foresta fittissima. 

Immagino persino di perderci, in questo mondo inventato, e come sarebbe.

Il rumore frastornante dei bambini che urlano in piazza, lo spettacolo di ladruncoli scippare quel poco che si rimedia al mercato, lo sguardo felino delle prostitute – infidi giaguari dalle trappole tese, in attesa che qualche ignaro passante cada nella loro rete di piacere. E noi ne approfitteremmo, certo, non ci siamo mai fatti mancare questo genere di fantasticherie. D’altronde, non era mai stato quello il piacere che ci scandalizzava, no?
Corpi pronti ad eccitarci per un racconto, a lasciarci carezzare intimamente dalle mani invisibili di un autore sapiente che sa come muoversi e sa dove toccarci.
Quella goduria non c’è mai stata estranea.
L’esaltante sensazione di un orgasmo di carta che si tramuta in vetro si ripeteva continuamente. L’Attimo, quell’Attimo infinito in cui le parole ci violentavano, ci facevano male più di quanto quelle prostitute avrebbero mai potuto con i loro artigli. 

So che danzeremmo, io e te, sulla musica del vino per le piazze, e forse ci additerebbero a pazzi, com’è sempre accaduto. La ricerca di un senso ci ha reso davvero pazzi ormai da tanto; quella ricerca infinita della definizione di parole insensate come follia, tempo, paura, amore, parole, ci aveva logorato dentro come un supplizio di Tantalo.
Lasceremmo che la spada della morte ci penzolasse tranquillamente sulla testa, senza esserne spaventati come Damocle, ma guardando la punta e ridendone, soffiandole incontro. 
La Nostra Epoca, che abbiamo così spesso tentato di vivere, sarebbe davvero intimamente conquistata. 
Lascio che il fiume scorra, in attesa di veder passare i cadaveri, unica attesa rimasta di un mondo dove le nostre risate sono rimaste intrappolate in un mare di nuvole traditrici. 

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: