Devil’s Lament

Ho fatto un patto col diavolo. Avrei potuto guardare il mondo con gli occhi di un cieco per qualche secondo, se solo avessi rinunciato a parte della mia arroganza. Non riesco, neppure minimamente, a comprendere ciò che possono sentire, vedere.. Ma mi avvicino a loro, come non mai. L’insicurezza di ogni passo, la meraviglia e la piccola soddisfazione di aver sentito quell’emozione senza vederla… Il brivido che causa la vicinanza di una persona.
Il mio mondo si sta coprendo di cemento ed automobili. Il mare sta scomparendo sotto l’asfalto e la frenesia delle sveglie. Il cielo fugge di fronte all’incalzante inespressività di quaderni scritti e appunti mal segnati. Le stelle, vittime di luna, rimpiangono e nostre conversazioni. Il tempo non è più mio, ma scoro come ho sempre fatto. O forse no? Forse è l’esatto contrario di ciò che ho appena scritto.
Forse, il tempo, inizia solo ora d essere realmente mio.

Il problema è che questo si chiama sopravvive vere nel mondo, e non implica necessariamente Vivere.
Il mio dilemma più vecchio.

E tu che mi guardi da lontano, ti sento ogni istante della mia vita. Mi sei vicina, lo so. L’arcobaleno ci lega. Volevo dedicarti una piccola frase, questa piccola frase, perché tu sappia che sei l’unico motivo che mi tiene ancorato ad una parte di me che altrimenti non avrebbe più motivo d’esistere. Anche sotto il cemento degli adulti, continuo a respirare il profumo della nostra anormalità.
Grazie.

3 Risposte to “Devil’s Lament”

  1. Si impara a vivere sul serio in quel sopravvivere fatto di crescita e cemento, a volte. La vita sotto il vibrare della frenesia e delle sveglie.

    Da quanto tempo non passavo di qui, come stai?

    • skyinthesea Says:

      Da tantissimo nemmeno io ci passavo… Le parole fuggono, sull’incedere del progresso e della parola serietà; il turbine di lavoro risucchia l’essenza emotiva fino a spolparne l’anima. Le parole non sono più le stesse, nemmeno più mie.
      Non ho smesso di leggerti, anche tu rappresenti qualcosa che mi tiene ancorato a questo mondo che Pascoli definirebbe da fanciullino.

  2. Se il mare scomparirà e il cielo fuggirà assieme ad esso, so per certo che non smetterai mai di vedere ciò che talvolta la frenesia eclissa. Sarà allora che saprai guardare con gli occhi di un cieco, ascoltando le urla delle onde infrangersi sull’asfalto; sarà come un bussare alle porte della tua anima, e non esiterai ad accogliere quella luce che a volte soltanto la notte può offrire. Sarò lì con te, a condividere l’invisibile.

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