Hanno rubato la luna, l’hanno chiusa in un sacco e l’hanno gettata in un pozzo, lasciando al suo posto risate sguaiate e ghigni soddisfatti.
Non c’è punizione per chi oltraggia il limite della bellezza, e l’affogare nella propria mediocrità parrebbe, ad alcuni, premio gradito.
Eppure, dalle profondità dell’acqua marcia, inquinata da silenzi e dita sulle labbra, esce una flebile voce, canta i vostri occhi e le vostre anime.
Solitario, razionale… Marcio dentro, trovavo il mio specchio sul viso della bianca milady -le note di canzoni amiche paiono ora inni d’omicidio sussurrati all’orecchio sordo d’emozioni.

Il fuoco scorre nelle vene, pulsa sulle dita che vorrebbero essere conficcate in profondità nel petto dei ladri, ma che in realtà bucano solo l’acqua; ed affogo, lascio che tutto diventi lento e buio, nulla più che semplice illusione… Guardo il mondo deformato attraverso lo specchio di questa verità apparente, contento di una piccola bolla d’acqua in cui trovare la mia Casa. Trovo quella bolla e chiudo la porta, affinché si possa scappare in quei due centimetri.
Non nuoto, non respiro, non faccio nulla che non sia osservare durante la discesa… E tutto scivola via, come se non avesse nulla d’importante.

Vado a prendere la Luna, dite al Sole che non tornerò.

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