Ants

“Ciao.”
“Salve, come va?”
“Sono morto.”
“Stanco? Dev’essere stata una giornata pesante, immagino. Per me è una cosa improponibile sostenere questi ritmi, oramai.”
“Non sto scherzando, sono morto.”
“Che esagerato! Il lavoro non ha mai ucciso nessuno. O almeno, così dicevano i comunisti! Ahahah.”
“I’d like to tell you how little I figure your brain has to be, and I’m sure I’ll regret forever the lack of self-destructive behaviour which would led me to tell it directly to your face.”
“Per quale motivo parli un’altra lingua?”
“In realtà è ciò che faccio dall’inizio della conversazione.”
“…”
“Scherzavo.”
“Non ho capito, ma non fa nulla.”
“Oh, fa. Fa eccome.”
“Cosa dicevi dell’essere morto? Che hai fatto?”
“Hai presente quando uno  non compie più movimenti umani, no? Quando diventa freddo. Quando il cibo non ha più sapore. Quando la voglia di mandare avanti tutto è oramai un lontano ricordo. Quando chi ti guarda sorride, credendoti in pace. Quando le persone ti parlano perché sono convinte tu non abbia di meglio da fare se non ascoltarle. Quando il vento ti sfiora, unica carezza in un mondo di spine.”
“Cavolo, sì.”
“Ecco.”
“E tu?”
“…”
“…”
“…”
“Cosa c’è? Perché sorridi?”
“Niente… Niente. Ci vediamo.”

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