DESIRE

 

Era la prima volta, per te, e lo dimostravi dalla timidezza con cui la tua flebile voce cercava sicurezze nella mia, prima di attraversare quella soglia che avrebbe segnato il tuo ingresso nel mondo degli adulti – delle donne. Ti vidi aprire leggermente la porta e probabilmente spiare con l’occhio, ma non riuscivi a vedermi; il letto era ad un’angolazione totalmente diversa. Non sapevi cosa aspettarti, ma compisti quell’importante gesto: e mentre attraversavi quella porta e la tua figura si schiudeva nella sua purezza ai miei occhi, io mi sentivo totalmente rapito dalla candidezza del tuo camminare a piedi scalzi sulla moquette. Percorrevo più volte con gli occhi l’intera tua figura, coperta da una veste da notte leggera e semitrasparente, attraverso cui riuscivo a notare la tua bianchissima pelle, persino i capezzoli e le rosee areole. Le morbide curve, il seno prorompente: tutto era in contrasto con la sconvolgente innocenza emanata dal tuo essere, dai tuoi occhi. I tuoi occhi – quelli erano il particolare che mi bruciava di più la pelle. Grandissimi occhi verdi specchi di desiderio velato da timidezza ed incomparabile Bianco, Bianco come il cielo e come la neve. 
Ardevo dal desiderio di possederti, di rubare la tua innocenza e di farla mia – ardevo, e tu lo vedevi. Mi ero fatto trovare nudo sul letto, e nel guardare il mio membro già turgido e ansioso di averti, una vampata di sangue ti arrossò le guance, anche tu celatamente eccitata. 
Ti avvicinasti impacciatamente ed iniziasti a baciarmi su tutto il corpo, fino ad arrivare alla bocca, ed io fantasticavo in preda all’estasi di abbracciare un corpo perfetto come il tuo. 
Fantasticavo, ed io e te eravamo in un giardino, e danzavamo sulle note di Mozart, ridendo così sonoramente da non ascoltare le cicale o il volo delle farfalle.
Ti baciai anch’io, sfilandoti delicatamente la veste, controllando a stento il mio desiderio di te.
E quando arrivai a baciarti l’inguine e ti sentii gemere, non riuscii più a trattenermi.  Conoscevo le tue fantasie, conoscevo il tuo corpo, sapevo che non era solo delicatezza quella che desideravi, ed il mio desiderio prese il sopravvento su qualsiasi altra emozione.
Mi bastò un braccio per tenere bloccate le tue, ed iniziai a leccare tutto il nettare che già sgorgava da te – baciavo e leccavo furiosamente, finché non ti sentii raggiungere una prima estasi, e la mia fantasia continuava.
Correvamo nel giardino facendo ruote e lanciandoci fiori quasi come fossero pesanti pietre, tentando tra sorrisi violenti di farci del male, giocosamente. E quando anche io non tolleravo un altro secondo d’attesa, tenendoti bloccate le braccia, compii quel fatidico gesto.

Ti penetrai.

Le tue palpebre si aprirono furiosamente, e le pupille si dilatarono. Il sangue ti gonfiò ancora di più le guance, e la bocca si aprì in una specie grido soffocato. Ti tenni bloccata, mentre ripetevo quel gesto che per me era divenuto ormai meccanico, e le tue contrazioni erano ritmiche e furiose; ti dibattevi, scalciavi, mi graffiavi: non riuscivi a contenere il fuoco che avevi sempre avuto dentro. Ti amavo, ti amavo e ti avevo, ti amavo come non avrei mai più amato nessuna, come se il mio amore si fosse convogliato in quell’unico gesto per bruciare in un enorme fiamma che arrivasse fino alle stelle, per poi spegnersi – improvvisamente. Senza più rinascere. 

Ed io ero in preda al più totale deliquio.
Sì, sì, eravamo nel giardino e ci tagliavamo la bocca baciando e mordendo la stessa rosa, e ti rubavo l’anima in mezzo ai rovi rotolandoci incessantemente senza riposo. Anche la Luna era allibita dalla violenza sulla purezza, e gridavo di volerti possedere, di volerti rubare quegli occhi, quello sguardo, quell’anima Bianca come il latte del seno di una madre dolce e affettuosa.
E nel farlo eravamo come due gemelli che cercavano entrambi il calore dell’altro per sopravvivere, ma era di un abbraccio esterno, etereo, che avevamo bisogno.

Improvvisamente, uno strano calore interruppe la mia estasi, assieme al fermarsi delle contrazioni del tuo corpo, e con fastidio mi accorsi che del sangue era colato dalla lama fino alla mia mano.

Infastidito, sfilai il coltello dal tuo corpo.

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