Un’aquila vola nel cielo, grida la sua ricerca, urla fino a non aver più fiato. Si posa, attende.

Com’è stato strano stavolta, Lupo -almeno per me. E’ stato davvero strano, e triste, separarci. Non volevo andassi via, non volevo perdere quel piccolo pezzo del mio mondo che porti sempre con te – che SEI, tu.
L’ultimo abbraccio che ci siamo dati, quell’ultimo semplice gesto, l’ultimo di milioni di altri, è risuonato nel fruscio degli alberi per tutta la notte, sembrava non volermi far dormire.

Non mi rendo conto, a volte, di quanto tu realmente sappia di me e mi conosca; di come basti un’intesa di sguardi per sorridere. E’ così bello, ogni volta, rivederti e riprovare queste sensazioni. La sensazione di essere a casa -ad un’altra, casa.

Banali, parole veramente banali. Eppure, scelte accuratamente una per una. Per rendere quanto felice sia di averti scritto, quella volta, su netlog. Un commento così stupido. Una delle coincidenze più belle della mia vita.
Hai promesso, ricordati. Mi facesti una promessa, due anni fa. E i lupi sono di parola.

Risate, piogge di risate.
Preferisco evitare l’ombrello – per oggi posso anche bagnarmi.

Lestat

 

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