Questa assurda, impossibile, asintotica danza d’odio e disgusto, ballata al suono del nostro duello tra nastri di seta e bianchi petali volanti. Il clangore di spade che scandisce il ritmo delle note, le scintille finiscono su nel cielo a formare le stelle. E via, col crescendo d’ansia, di forza, di violenza ! Questo è ciò che gli spettatori del nostro teatro chiedono. E allora su con le scintille, su fino a che il cielo non vomiti stanchezza per le troppe stelle!
E nascano strisce di luna dal nostro volteggiare, strisce di velcro appiccicoso e pungente come le idee, come le ossessioni che non ti lasciano mai, come le mosche che ti inseguono dovunque tu vada quando sei cosparso del loro miele preferito. Lo spettacolo deve continuare, tra gli zampilli di sangue  esplosi dalle nostre ferite. Tagliami la lingua, coraggio; e le mani, e le dita, e gli occhi. Tagliami gli occhi, così che non possa più sparare ad anime tese come corde di un violino infernale tra l’odio e l’amore. Ma chi suonerà mai un violino del genere? Chi mai riuscirebbe a far suonare delle anime così dannate?
Ma non solo tu puoi ferirmi, anche io lo posso, e ti trafiggo più volte, e bevo il sangue che ne esce volteggiando nell’aria per cogliere i più sottili sprazzi della tua lurida vita. Non mi libero dal sangue colante sulle labbra, non ne ho bisogno.
Lascio che la tua vita scivoli sulla mia senza alcun pregiudizio.
La musica non si ferma, e un fiume di risate ora l’accompagna! Coraggio, non fermarti, non lasciamo che queste insignificanti ferite tolgano il divertimento a chi ci guarda e pensa stiamo fingendo, non comportiamoci da egoisti come loro fanno con noi – dimostriamogli l’apparente insensatezza tra vita e morte, e come esse possano essere consumate eroticamente al nostro unico comando!
Questa sensuale unione fatta di carne e sangue, fatta di dolore e risate, è destinata a durare finché noi duriamo, finché tu non desisterai.

L’assurdità di un controsenso mai veramente vissuto, la cascata di insensatezza presente in una singola nota, una nota che tende a quell’infinito che ti fissa senza lasciarti un attimo di respiro – perché il respiro se lo prende prepotentemente.

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