Sgombrate le nuvole dal cielo, non c’è abbastanza spazio per tutti questi sentimenti. Raschiate con scopa e rastrello il cervello dell’uccello che contento guarda dall’alto i lamenti intelligenti portati dai venti.
Non vi troverete altro che superficiale rabbia e profonda follia.
E’ un vero peccato che si debba crescere, e perdere il senso di meraviglia verso sentimenti ed emozioni così dozzinali, tanto da divenire scontati ai più. Non amo la noia, non amo le ricerche, non amo le persone. Non tutte, almeno.
E intanto, il dilemma del Dolore varca le soglie di questa mia casa, prepotentemente ingerendo la mia sicurezza. Non mi rende debole – non ne è capace.
Vago nella città delle parole perdute, dove, sotto travi di romana fattura, riscopro nidi di parole morte abbandonate. Travi costituite dal marmo migliore, intagliato con gelosia e superficialità, rifinito da odio ed invidia.
Ma che posto è mai questo?

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