I secondi tagliano, i minuti sputano, le ore gettano sale. Attimi di tempo passati fissando quel cellulare, in attesa di un qualsiasi messaggio che non arriva; il gesto meccanico cui ero così solito, oramai diventata puro ardente desiderio. Squarci di evasione da una vita che si appresta a ricominciare. Non potrò più danzare sullo spago della mia follia, piroettando melodie d’acero; per molto tempo, di nuovo, andrò in letargo: e forse morirò, sentimentalmente.
Continuo a fissare quel cellulare in attesa che qualcuno venga a salvare questo vampiro vittima della vita, vittima di una vita che gli è stata sottratta nonostante ci si sia aggrappato con le unghie e con i denti -ben affilati.
Fluttuo immerso in un mare di nera nullità ed idiozia, incurante delle frecce che mi transitano attorno, schermato da un insano disgusto e bisogno di nausea.
Chiedo aiuto, con gli occhi: di modo che nessuno possa sentirmi, se non guardandomi.

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