In un certo senso, io rappresento il trionfo sul XXI secolo.

Non io solo, certo – probabilmente ce ne sono tanti che sono come me. Ma sono io l’eroe di queste narrazioni, quello di cui voi leggete le coinvolgenti imprese trasmutate in pensieri, no? Perciò è di me che vi parlerò.
Io mi districo agilmente con abili acrobazie nella giungla dei pregiudizi e delle piante rampicanti composte da ideologie ed etichette, sempre desiderose di avvinghiarmi nella loro contorta morsa, ma destinate a fallire.

Io non cammino -io corro; ho dimenticato come si faccia a camminare -o, più che altro, non ho nessuno con cui farlo. E non zoppico mai, né ho bisogno di stampelle quali etica o morale, così care ai miei contemporanei. Nietzsche mi ha insegnato a rovesciare gli idoli, ma no, non adotterò nemmeno i suoi. Non venero il nichilismo, sarebbe un errore ancor più grossolano che venerare un Dio totalmente cristiano. Come si può venerare il nulla? Come si può esser felici del nulla, sputando in faccia all’infinito che ci si para innanzi? No, miei cari, non è questo che fa per me. Fate che non lo sia nemmeno per voi.

Come posso spiegarvi quanto inutile sia questo discorso?
Lo capirete da soli. Spero che capirete soprattutto il perché sia inutile, non solo che lo è -questo saprei determinarlo anche io.

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