Wandering Dream

“ Tante, troppe immagini… Troppa confusione, troppo dolore.

Troppe difficoltà da superare, continuamente, durante tutto il viaggio.
Mi appare tutto come nero, sfocato, confuso. Come una guerra.
Rumori assordanti di colpi che esplodono rimbombano nelle mie orecchie, facendo vibrare la mia anima: vagabonda alla ricerca di quiete.

Non altro che il fragore dei colpi accompagnato dal battito del mio cuore riesco a percepire, non più il cantare della natura, non il rumore dell’erba che cresce.

E all’improvviso, come tutto si creò, tutto scomparve.
E arrivasti tu.
Ero su uno scoglio, accucciato contemplando la bellezza e le sfumature che le onde assumevano a seconda dei raggi solari. Osservavo, di tanto in tanto, il muschio formatosi sul lato destro, così stabile e versatile allo stesso tempo.
Il tipico venticello salmastro carico di salsedine caratterizzava quello scenario quasi da film.

Ti guardavo dall’alto, eri seduta sulla spiaggia.
I capelli corvini erano scompigliati dalla brezza, gli occhi verdi riflettevano la mia immagine e non facevi altro che fissarmi, attendendo le mie parole.
Arrivarono.

Iniziammo un dialogo durato un sogno, la “nostra conversazione” era una realtà.
Parlammo di tutto ciò che avevo sempre sognato di dirti. Briciole del cosmo che pazientemente raccoglievamo.

Ci spostammo di nuovo.

Ci trovavamo in un ambiente con luce diffusa da lampade eleganti, disposte su pareti in mogano rifinito.
Grosse travi di legno saldavano il solido tetto sopra di noi; il pavimento era di mattonelle color terracotta, che conferivano alla stanza il tipico aspetto di un rustico.
Eravamo su due poltrone di pelle bordeaux, dal disegno piuttosto elegante per quell’ambiente, e fra noi si frapponeva una scacchiera con fanti di cristallo, già mossi per una precedente partita..
Non avevo mai sperimentato la sensazione che la pelle da a contatto con quel tessuto… Una sensazione di freschezza e immobilità, rilassante. Quasi come se le tue cellule venissero lentamente massaggiate.
Il calore era mantenuto da un tenue fuoco: il suo crepitare accompagnava la “nostra conversazione”

Continuavamo a parlare, come se nulla fosse accaduto. Il sorriso non se n’era andato dal nostro viso.
La tua voce riempiva gli spazi lasciati vacui dalla luce soffusa, riempiendo i miei sensi: facendomi sentire completo, in quei rari istanti.

Continuavamo a parlare, e nessun evento negativo riusciva a varcare la soglia della cupola creata dalla nostra intesa; una cupola di bontà, sentimento, profondità.
La nostra pace. Il nostro Eden.
Nevica, fuori; come in ogni scena rilassante di un film che si rispetti.
Tipico.

Ti interrompesti. Non c’era più niente da dire. Restava l’ultimo passo.
O forse…? “

Il bello dei sogni è che, quando terminano si può dare la fine che si vuole, come un libro letto a metà: per fantasia e artificiale gioia, non pigrizia.

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