Sulle lame di questi coltelli, mi ritrovo finalmente a dettare parole non totalmente vuote, in equilibrio precario tra verità e Verità.
Sento il picchiare del violino dentro di me, un bambino che pretende attenzioni instancabilmente. Queste emozioni costantemente veicolate dalla musica. Occhi, miriadi di occhi che mi fissano continuamente e vorticano sul pianto di questo bambino urlante, un tornado di sguardi accusatori che non conosce nessuna delle storie dei Grimm.
Quando si parla di nuvole e aria è facile far umorismo, come quando si piange sopra scontati luoghi comuni.
Mi sono perso, fra sorrisi gentili e parole annaspate, mi sono perso e forse non voglio trovare la strada di “casa”. Ragnatele e pipistrelli col volto di persone, ed io fuggo cantando.
Continuo a fare il girotondo sperando che gli occhi non si abituino alla verità, quella coperta tanto decantata, il luogo comune par excellence.