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“Era una fanciulla deliziosa, una natura amabile, quasi fatta apposta perchè una malinconia come la mia potesse trovare l’unica gioia nell’incantarla. Graziosa ella era veramente la prima volta che la vidi: graziosa nel suo abbandono, era commovente in senso nobile, non senza una certa sublimità nell’ultimo momento della separazione. Infantile dal principio alla fine e, malgrado la testolina furba, una cosa trovai sempre in lei, una cosa che vale per me un elogio eterno: silenzio ed interiorità. E un potere che essa aveva: uno sguardo adorante, quando supplicava, che avrebbe potuto commuovere i sassi. E sarebbe stata una beatitudine poter incantarle la vita, una beatitudine vedere la sua beatitudine indescrivibile. “

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