Idealismo. Realtà. Perfezioni. Lacune. Pregi. Difetti.
Paradossi. Ovvietà. Logica. Irrealtà.
Calma. Agitazione. Immobilità. Reazione.
Opposti? Complementari.
Yin/Yang, esistono nella nostra concezione da millenni, ogni filosofo vi è pervenuto, eppure io non riesco a comprenderli a pieno. L’esistenza è fatta di opposti che si completano, ma io sono un singolo elemento. L’esistenza non può essere legata ad un’altra persona che non si trova. Lo yin non esiste senza lo yang; significa che io non esisto senza un’altra persona?
…
La perfezione che io inseguo sembra non volersi far raggiungere. Mi sono sempre impegnato nel salire questa scalinata, ma ogni volta che mi sono fermato a riprendere fiato, alzavo gli occhi e vedevo centinaia, migliaia di altri gradini.
La fine. Si può avere una fine, per piacere?
E’ la fatica che non mi fa vedere l’arrivo, ma aldilà delle motivazioni, esso è invisibile. Ci sarà un arrivo? Sarà la morte? Non credo, non sarebbe mai così privo di senso l’esistere.
Correre senza metà significa essere degli stolti. Non si corre a vuoto, eppure sono diciassette anni che non faccio altro. Ho sempre ottenuto ciò che mi ero prefissato, ma non è mai stato qualcosa di definitivo.
Dav, sto perdendo di emotività, me ne rendo conto mentre scrivo: tutto ciò è un discorso che manca di filo logico e, soprattutto, di intensità emotiva.
Non riesco ad avere un’identità, ad essere il migliore in qualcosa. Tutti hanno un sogno, si dice. Io rispondo che non è così. Nessuno sa cosa vuole, nessuno impone la sua volontà alla sua vita. Siamo tutti alla mercè di essa. Nessuna dannatissima persona ha capito niente della sua vita. Chi sono io per giudicarlo? Nessuno. La mia è un’ipotesi; tuttavia, quando esco di casa, e vedo un mare di tronchi in preda ad un torrente, la mia ipotesi non fa altro che rafforzarsi.
Ci si nasconde in un angolo sperando che il cattivo vada via, ci si affida a forze che nemmeno si conosce, e che si creano per l’occasione, come più ci fa comodo. Questa non è religione, questo non è vivere. Il mio problema è che non ho un sogno, e tento di consolarmi guardando la tristezza delle altre persone. Ma non provo consolazione, ciò che provo è solo… un misto fra rabbia, rassegnazione, odio, eccitazione..
Non ho un sogno. Ho ideali alti, ma non ho un sogno. Non so cosa vorrei essere. Mi viene detto “ decidi che lavoro fare, poi è tutto lì”… La vita non è tutto qui. Il cervello umano è una macchina per l’apprendimento non sfruttata, il corpo umano è un meccanismo così ampio che ci accontentiamo di correre e camminare per non faticare nello scoprirci. Eppure mi sento schiacciato da così tante possibilità. .Non ho un mio piccolo dove essere grande. Mi spingo ogni oltre limite per scoprire altri limiti. Non ho un mio piccolo dove essere grande.
Mi trovo posto sul sellino di una bicicletta e pedalo all’impazzata, rincorrendo persone che non vedo, per arrivare ad un traguardo che non è definito. Non invisibile. Indefinito
Non ho un Io.
Allenamenti fino allo stremo delle forze, letture ai limiti della comprensione, studi approfonditi di materie che nessuno conosce, ha un senso?
Rincorro disperatamente la perfezione in ogni cosa che faccio, senza avere un punto fisso, senza riposo. Ma la perfezione in ogni cosa che faccio non è possibile, non mi porterà ad avere un ego, non mi porterà ad essere qualcosa.
Perfetto? Ci sarà sempre un gradino più in là, perché la vita è l’oceano più vasto… O la fossa più profonda, dipende dall’altezza dell’osservatore.