Without exception, intelligent species who gain dominance over their planet do so by becoming the most efficient predators. There are many intelligent species who do not evolve to dominate their planet. Like your dolphins, they adapt perfectly to the environment rather than take your course, which is to manipulate the environment. Unfortunately for the dolphin, his is a dead end. He may outlive the human race but will never escape the bounds of planet earth – not without your help at any rate. Only those who can manipulate the world they live in can one day hope to leave it and spread their seed throughout the universe. Unlike the adaptors, who learn the point of cooperation fairly early on, manipulators battle on. And, once all lesser species have been overcome, they are so competitive and predatory that they are compelled to turn in on themselves. This nearly always evolves into tribal competition in one form or another and becomes more and more destructive – exactly like your own history. However this competition is vital to promote the leap from biological to technological evolution. You need an arms race in order to make progress. Your desire to dominate fuels a search for knowledge which the adaptors never require. And although your initial desire for knowledge is selfish and destructive, it begins the development of an intellectual self awareness, a form of higher consciousness, which never emerges in any other species. Not even while they are experiencing it, for example, can the intelligent adaptors – your dolphins – express the concepts of Love or Time. Militarisation and the development of weapons of mass destruction are your first serious test at level one. You’re still not through that phase, though the signs are promising. There is no point whatsoever in my intervening to prevent your self-destruction. Your ability to survive these urges is a crucial test of your fitness to survive later stages. So I would not, never have and never will intervene to prevent a species from destroying itself. Most, in fact, do just that.’
This one is for you
Pubblicato su Uncategorized il Aprile 23, 2009 da skyintheseaQuelli, erano i giorni dell’Oltreuomo.
Solitudine, filosofia, amore ingiustificato per un genere umano sempre più decadente.
Sabbia, in occhi che piangevano lacrime di zaffiro di un Vento dispettoso.
“Io vi racconto il superuomo”
Erano quelli, i giorni in cui la forza d’animo era tutto; col cuore chiuso in una cassaforte dalla combinazione sconosciuta.
“Ma.
Ancora.
Voglio.
Ancora.”
Un nuovo refolo di vita. Aria pulita Pura. Il suono di una voce che parevi aver dimenticato.
Ti chiedi se sia il caso, di nuovo.
Ma all’improvviso smetti di pensare, come se il cervello smettesse d’esistere; e ti ritrovi Innamorato.
Immerso in quel mare di acqua dolce in cui non sai nuotare, nonostante tutti gli anni di pratica; sembrava volerti uccidere.
E quando ti accorgi che il mare riflette la tua immagine, alla luce della Luna, gli occhi entrano a far parte del fondale variopinto.
Tanti, piccoli cerchi di vita l’uno dentro l’altro. Incrociati, separati, che differenza fa?, in quell’esatto momento. Tutto schematico, eppure, tutto sfumato.
Era la prima parte, questa, della lettera che ho scritto stanotte.
In questa seconda parte, vorrei essere più esplicito.
Abbiamo parlato, oggi, riguardo la nostra “condivisione dei problemi”, e vorrei tanto mettere in chiaro tutto ciò che a parole non riesco a comunicare, visto che ti sei arrabbiata perché non ti parlavo dei miei problemi.
Non ho evitato di parlarti dei miei problemi per farti un torto; la verità te l’ho detta, non volevo che ti preoccupassi per me. Ma questa non è l’unica verità. E volevo dirtelo tramite uno scritto.
Io… Vedo che, quando mi apro e ti parlo di queste cose, tu mi ascolti sì, ma hai la testa profondamente immersa nei tuoi pensieri, tanto da non… Dare la dovuta importanza a ciò che io ti dico.
E questo è normale, la mia non vuole assolutamente essere un’accusa; stai distruggendo, ed è giusto darti il tuo tempo.
Io sono disposto a condividere tutta la mia vita con te, ma non è ancora tempo. Semplicemente perché tu non sei ancora pronta per farlo con me.
Ma non dubito del sentimento; questo mai. Mi fido ciecamente di ciò che dici.
Con questo, non voglio dire che non ti dirò mai se ho qualche problema; ma magari, ogni tanto, evito di dirti quelle cose su cui, una volta esposte, vorrei fare un lungo discorso. Ti dirò sempre tutto, quando saprò che “vorrai” ascoltarmi.
“Amore che distrugge, Amore che crea”
Te l’ho detto come la penso.
Seguo un procedimento Cartesiano, volendo essere filosofi.
Dubitare di tutto, fino alla radice, fino a Noi Due.
E da lì, ripartire, insieme. Condividendo tutto. Affrontando tutto. Accettando tutto ciò che l’altro può darci.
Mi hai detto, in un altro contesto, “cosa posso fare per te”
La risposta è: esserci. Esserci ed essere sincera, semplicemente. Farmi sentire, di tanto in tanto, che sei mia,
“Un viaggio di mille kilometri inizia con un singolo passo”
– Lao Tze –
Je t’aime, Mon Louis
Buio
Pubblicato su Uncategorized il Aprile 18, 2009 da skyintheseaSi può essere accecati dal buio?
Il buio di tutto ciò che non è te.
“Odia il mondo perchè il mondo non è lei.”
}~{
Pubblicato su Uncategorized il Aprile 17, 2009 da skyinthesea“Era una fanciulla deliziosa, una natura amabile, quasi fatta apposta perchè una malinconia come la mia potesse trovare l’unica gioia nell’incantarla. Graziosa ella era veramente la prima volta che la vidi: graziosa nel suo abbandono, era commovente in senso nobile, non senza una certa sublimità nell’ultimo momento della separazione. Infantile dal principio alla fine e, malgrado la testolina furba, una cosa trovai sempre in lei, una cosa che vale per me un elogio eterno: silenzio ed interiorità. E un potere che essa aveva: uno sguardo adorante, quando supplicava, che avrebbe potuto commuovere i sassi. E sarebbe stata una beatitudine poter incantarle la vita, una beatitudine vedere la sua beatitudine indescrivibile. “
Pubblicato su Uncategorized il Marzo 20, 2009 da skyinthesea
Promemoria per te:
ricordati di non fidarti mai troppo dei rapporti costruiti troppo velocemente, e ricorda le parole di Alex:
“Il mondo si divide in persone superficiali, persone profonde e persone veramente profonde”
Firmato:
Il cuore
Pubblicato su Uncategorized il Marzo 7, 2009 da skyinthesea
La differenza tra la mia solitudine e quella del mio amato Lestat
è che la sua durerà in eterno.
Devo ritenermi fortunato.
RICORDI
Pubblicato su Uncategorized il Marzo 4, 2009 da skyintheseaQuando si è piccoli, tutto ha più senso.
Sono cresciuto senza spiegazioni, senza che nessuno mi dicesse mai niente riguardo quei grandi interrogativi che più avanti ci si pone.
Non era mai stato necessario.
Non sapevo nulla del Dolore. Ma sapevo cos’era la Bellezza.
Sono cresciuto osservando lo sbocciare dei fiori, parlando con l’acqua, chiedendogli come facesse a conoscermi così bene, ascoltando il vento e lasciandomi carezzare da esso.
Ma il mio divertimento preferito era guardare il volo delle farfalle.
Abitavo in campagna, all’età di 9 anni. Ricordo bene il paesaggio.
Una sterminata vigna davanti casa dove mi piaceva correre e saltare, cercando di spiccare il volo come facevano i gabbiani. Sì, gabbiani.
Avevo il mare vicino. Ma non sapevo nulla di Tramonti, non era tempo di Tramonti.
C’era un sentiero, dietro casa, che portava fino ad un querceto. Quello era il mio rifugio segreto, dove ogni cosa diveniva possibile: bastava chiudere gli occhi.
I miei genitori mi insegnavano ad aver paura degli insetti, ma a me piaceva tanto osservarli e sentirli camminare sopra le mie braccia mentre ero disteso: adoravo il leggero solletico che mi causavano, mi facevano ridere!
Fu in uno di quei magici pomeriggi che conobbi il volo colorato delle farfalle. I gialli raggi del sole filtravano appena tra le verdi chiome delle querce, tanto quanto bastava per assistere ad un accoppiamento.
Allora non sapevo cosa fosse, vedevo solo due farfalle con tinte arcobaleno che descrivevano cerchi iridescenti.
Rimasi incantato a guardarle, non so quanto tempo passò.
Da allora non smisi mai di guardarle. Ogni occasione era buona per tornare nel mio rifugio, e perdermi tra le loro sfumature.
Una sera, decisi di guardare i loro colori mescolati alla tinta più scura della notte. Decisi di passare la serata all’aperto, accendendo un fuoco.
Come potrei descrivere a parole cosa successe? Lo ricordo ancora nitidamente.
Le farfalle erano attratte dal fuoco, ruotavano intorno ad esso con disinvoltura, creando vortici che ai miei occhi apparivano di un verde accesissimo, quasi tagliente. Piaceva a loro come piaceva a me; chissà se riuscivano a sentirne il cullante crepitare.
Ma, all’improvviso, iniziarono ad andare tra le fiamme. Sentii il rumore di un vetro che si rompeva.
Ero incredulo davanti a ciò che vedevo, le farfalle prendevano fuoco! E descrivendo spirali di scintille finivano in terra.
Piangevo.
Piangevo ed urlavo: gridavo loro di fermarsi, volevo che lo facessero.
Mi gettai sul fuoco tentando di spegnerlo: con le lacrime, con il cuore, con l’anima. Quando il fuoco fu spento mi ritrovai al buio. Freddo, freddo come una notte d’estate. Il freddo che sembra schernirti.
Mi rannicchiai tremando, osservando tra le lacrime le scintille emanate dalle farfalle ancora in combustione. Non ci credevo, non riuscivo a crederci. Era il mio sogno quello, perché l’avevano fatto? Perché?
Non sapevo cosa fare, non sapevo dove andare. Mi alzai, scrollandomi di dosso la terra e i piccoli filamenti d’erba, tentando di scrollarmi anche le lacrime. Ma loro non volevano andare via, e continuavano a rigarmi il viso tentando di ferirmi.
Mi ricordai della Chiesa.
C’era una chiesa vicino casa, costruita dal ricco del paese vicino al querceto. Un uomo arrogante e crudele, amante dello sfarzo, direi ora. L’aveva addobbata bene, per suo puro divertimento. Neanche era credente.
Ma al momento non sapevo quasi niente della Religione, non sapevo cosa fosse Bene e cosa Male. Sapevo solo che Dio ci voleva bene e che ci voleva proteggere.
Io avevo bisogno di essere abbracciato, di essere protetto; così, tentai di raggiungere la Chiesa. Quando vi arrivai, mi accorsi del posto che mi ero recato a visitare: desolato, vuoto, pericoloso.
Eppure, qualcosa dentro di me mi guidava verso quell’Abbraccio.
Era la prima volta che entravo in una chiesa. La facciata era molto semplice ed elementare.
In stile romanico, direi ora. Mi soffermai per un istante sul grande cerchio di vetro caleidoscopico all’entrata. Mi ricordava le Farfalle.
Quando entrai, c’era solo la luce di alcune candele, probabilmente rimaste lì dalla messa celebrata precedentemente. Ma continuavo a sentire del calore, qualcosa che voleva consolarmi.
Ero circondato da riproduzioni di dipinti. Li ricordo nitidamente, e solo dopo ho imparato cosa fossero.
La Chiesa era piena di dipinti di Botticelli e di Bernardo Parentino.
Ricordo che quelli che mi colpirono di più furono la Primavera di Botticelli e le Tentazioni di sant’Antonio abate di Parentino. Erano così opposti… La purezza di Botticelli era dolce, candida, mentre la crudeltà trapelava da ogni angolo da le Tentazioni.
Vicino al Crocifisso, vidi un altro quadro, illuminato da due candele, che non avevo notato. Mi spaventò a morte.
Il calore svanì per quegli istanti, e mi accucciai vicino ad una panca, quasi aspettando che il cattivo andasse via. Chiusi gli occhi, cercando di pensare a tutto ciò che di bello avevo visto, ma al momento sembrava tutto così… Spento..
Ora so cosa mi aveva spaventato. Era il “Compianto sul Cristo morto” di Botticelli.
Mi ricordava le Farfalle. Fu come vedere la scena dall’esterno: piangere per qualcosa di sacro che ti era stato tolto. Quel quadro era il Dolore, vero, vivo, pungente come mille aghi in ogni punto di quel piccolo corpo.
Poco dopo, riaprii gli occhi, ma il quadro non era più illuminato. Le candele che lo illuminavano si erano esaurite.
Le lacrime si fermarono. Sorrisi.
Non so perché lo feci, ma sorrisi. Mi sentii protetto. Protetto come solo una Madre o un Padre potevano farmi sentire. Sentii la Vergine Maria cullarmi, fissando il quadro di Botticelli.
Com’era pura, quella Venere. Così simile alla eterna Madre, che io credevo fosse.
Chiusi gli occhi in quel deliquio di dolcezza,
sperando che al risveglio,
le Farfalle fossero tornate.
YOU
Pubblicato su Uncategorized il Febbraio 22, 2009 da skyintheseaIn una spirale di Decadentismo, una fiumana di anime diafane mi si accostano senza relazioni, eludendo i più elementari vincoli affettivi. La tua, è ferma in un angolo.
Sento la tua voce, col cuore. Moltitudini di parole mi ronzano nel cervello, ma poche rimangono impresse.
Nell’anima, di nuovo completa.
~
Camminavo sulla spiaggia in una notte d’agosto.
La sottile brezza serale accarezzava i lineamenti del mio viso, sì come la flebile sinfonia del mare cullava il mio udito.
Mi fermai, lasciando il mio corpo alla mercè degli elementi.
Ma la natura sembrava partecipare a quel mio stato anedonico, quietandosi, lentamente.
La terra ruotava silenziosamente sul suo assse, il vento faceva cantare gli alberi in lontananza, ma nulla scalfiva la coltre formata dal mio respiro affannoso, colmo d’ansia.
Ansia, creata da cosa?
Abbandonai quello stato di apatia, durato forse qualche minuto straordinariamente prolungato, iniziando ad immergermi nel mare limpido sotto il cielo terso. Sentivo l’innaturale calore di quel nuovo mondo avvolgere una sempre maggiore parte del mio corpo.
Lasciai che la gravità vincesse il mio peso, scivolando nel rilassante deliquio creato dalle sottili onde.
Una nuova visione subentrò.
Il mondo che conoscevo andava scomparendo, creando lo spazio per il mio personalissimo paese delle meraviglie.
Forme affusolate ed esseri curiosi portavano scompiglio in ciò che ritenevo… “vero”.
Ogni cosa mi appariva sotto un nuovo punto di vista.
Per quanto mi incuriosisse osservare quella sconosciuta apparenza, non era lì che dovevo essere.
Me ne accorsi.
Sentivo bruciarmi i polmoni, nei ripetuti spasmi per cercare la vita.
La mancanza di ossigeno mi logorava, quasi a volermi strappare da quello stato di quasi catatonia.
Il flusso di adrenalina dovuto alla crescente preoccupazione accelerò le mie funzioni cerebrali, incrementando la mia percezione del tempo, allungando straordinariamente i secondi.
Riflettei su quali motivi potessero spingermi a ritornare all’originaria, usuale, solitudine.
Dagherrotipi coniati dalla mia immaginazione, raffiguranti icone in lacrime dei miei affetti, sembravano volermi.
Voci senz’anima, legati da un affetto di sangue.
E vidi te.
Probabilmente eri da sempre lì, ma la mia vista non era abbastanza acuta per scorgerti, fossilizzato com’ero su insoliti particolari naturali.
Tendevi la mano al confine tra le nostre realtà..
Sussurravi parole di accompagnamento, invocando il tuo Phoebus.
Non riuscivo a decifrare l’intensa energia che scorgevo provenire da te, non capivo da dove venisse, ma era sufficiente a spingermi a tornare alla luce.
Quei secondi che separavano il cuore dalla sua attività, durante la mia ascesa, sembravano durare in eterno, a mano a mano che i tuoi contorni andavano sempre più focalizzandosi nelle mie retine.
Quando finalmente ti raggiunsi, le mie funzioni si ripresero… Irregolari.
“Ti aspettavo”, dicesti.
Perché non sei venuta a prendermi?
Ossessione
Pubblicato su Uncategorized il Febbraio 18, 2009 da skyintheseaPer molte persone la parola fine può avere significati positivi.
La fine di un incubo, la fine di uno strazio, la fine del dolore.
Ma la fine di un sogno?
Che cos’è l’ossessione, miei piccoli bambini?
Nient’altro che vento che non vuole cessare.
Pubblicato su Uncategorized il Febbraio 11, 2009 da skyinthesea
Io:
Forse non è neanche importante.
Io sono estasiato.
E’ per questo che il Dolore è così Bello.
Prince:
Manuel, diverte.
Prince:
Io sto ridendo, capisci?
Ma non diverte nel modo più scontato e conosciuto.
Io:
Non riesco a capirlo.
L’unica risata che mi viene in mente, è una risata che può spaventare.
Prince:
Magari spaventa.
Magari è giusto che spaventi.
Io:
Come può spaventare Rimbaud.
Prince:
Ti riduce così, il masochismo.
Io:
E’ delizioso.
E’ un deliquio, tutto ciò.
Non ti rendi conto?
Siamo immersi in questo oceano di Dolore e Bellezza.
Al momento, mi sembra semplicemente delizioso.
Prince:
Assenzio.